F.A.Q. - Frequent Asked Questions
Di seguito sono riportate le risposte alle domande che ci sono state poste più frequentemente da pazienti e da operatori.
F.A.Q. dei pazienti:
Sì, perché si occupa di preservare, mantenere e aiutare a recuperare l'ottimale stato di benessere psico-fisico.
Ciò che la differenzia dalle Arti Sanitarie propriamente dette (Medicina Allopatica, Fisioterapia, etc.) consiste nel prendersi cura in senso globale della persona. L'Osteopatia non lavora sul quadro sintomatologico e, quindi, sulla cosiddetta "malattia", ma ha l'obiettivo primario di sollecitare le risorse di cui ciascun organismo (o per meglio dire persona) è dotato, al fine di raggiungere l'ottimale stato di salute e benessere.
Questo principio è sancito anche dall'OMS, Organizzazione Mondiale della Sanità.
Il concetto di benessere non indica semplicemente uno stato di mancanza di malattia, bensì una più ampia condizione e pienezza di vita in cui la persona si esprime ed opera in completa armonia con sé stessa e con l'ambiente in cui è (casa, famiglia, lavoro, società).
Su quali Principi si basa l'osteopatia?
L'Osteopatia intende l'uomo come un'unica unità funzionale, nel quale le varie parti che lo compongono (muscoli, ossa, visceri, sistema circolatorio, nervoso, etc.) sono in continua relazione dinamica e collaborano tra loro per mantenere l'armonia ed il benessere dell'individuo.
Partendo da un'approfondita conoscenza dell'anatomia umana, l'Osteopatia analizza l'individuo nella sua globalità, cercando, nelle disarmonie interne del paziente, la causa della disfunzione.
L'indagine osteopatica avviene attraverso alcuni sistemi funzionali:
- Il sistema strutturale, inteso come l'insieme di ossa, muscoli ed articolazioni, che assicurano all'individuo la stazione eretta e la deambulazione.
- Il sistema viscerale, che comprende tutto l'insieme degli organi interni, che spesso riferiscono dei problemi alla struttura portante, alterandone la postura.
- Il sistema cranio-sacrale: questo sistema parte dal presupposto che le ossa craniche hanno un continuo movimento dovuto ad alcuni fattori intrinseci al cranio stesso e non ancora completamente individuati, che producono una leggera espansione ritmica del cranio ed una risalita del sacro (per la trazione delle membrane durali che rivestono il cervello ed il midollo spinale per tutta la sua lunghezza, appunto fino al sacro).
Il sistema cranio-sacrale è strettamente collegato ai seguenti sistemi, che influenza, e dai quali è influenzato- Il sistema nervoso
- Il sistema locomotore
- Il sistema circolatorio
- Il sistema linfatico
- Il sistema endocrino
- L'apparato respiratorio
- Il sistema fasciale, costituito da guaine di tessuto connettivale, appunto "le fasce", che rivestono ogni singola parte corporea, contribuendo in questo modo a rendere l'uomo un tutt'uno.
Si può considerare l'Osteopatia anche come una forma di prevenzione?
Sì. La valenza dell'osteopatia è anche quella di anticipare o meglio evitare che un'eventuale situazione di disarmonia, disagio e magari anche malessere generale (non essenzialmente di tipo fisico) sfoci in una vera e propria "patologia" che, il più delle volte, non è altro che la risultante finale di tutta una serie di condizioni, situazioni, modi di vivere e atteggiamenti, soprattutto mentali, nei confronti della vita.
Questo "insieme" si traduce, col tempo, in un grosso "avvertimento" che il corpo fisico (altrimenti detto 'soma') ci rivolge. Il corpo ci invita a prenderci meglio cura di noi stessi, e non solo sul piano strettamente fisico.
L'Osteopata è da considerarsi un medico?
No. L'Osteopata non è un medico nè una figura paramedica.
Non può e non deve svolgere attività di pertinenza medica (ovvero diagnosticare le eventuali patologie e tarare un iter 'terapeutico', farmacologico e non).
E' una figura che potremmo definire di 'educazione al benessere' che, attraverso conoscenze ed esperienze specifiche, accompagna il paziente verso il pieno benessere. Per usare una terminologia anglofona potremmo definirlo un Wellness counselor (Consulente al benessere).
Sovente l'azione dell'Osteopata affianca e coadiuva una terapia medica ufficiale, consentendo al paziente di meglio rispondere (in virtù della stimolazione delle naturali ed innate risorse interne) alla terapia in atto.
Se l'Osteopata non può fare diagnosi o somministrare medicinali, quali situazioni può trattare?
Fermo restando che l'Osteopatia tratta disfunzioni e non patologie, sono trattabili tutte le situazioni in cui la persona manifesta tutte le 'disarmonie' che si traducono in stati di malessere vago e generalizzato, affaticamento, scarsa resistenza allo stress, scarsa carica energetica (sono dunque escluse le condizioni definibili 'patologiche').
Le disfunzioni, se non affontate e risolte per tempo, potrebbero cristallizzarsi e portare alla già citata condizione di malattia.
Nello specifico, il trattamento osteopatico è particolarmente efficace per disfunzioni derivate da cervicalgie, dorsalgie, lombalgie, dolori di chiara origine muscolo-articolare, colpi di frusta, problemi quali cefalee, emicranie, disturbi dell'equilibrio, otiti, rinofaringiti, dolori viscerali, eccetera.
L'osteopatia è indicata per pazienti di ogni età, dal neonato all'anziano, negli sportivi e nelle donne in gravidanza. Per approfindimenti consultare la sezione relativa ai campi di applicazione. Particolarmente efficaci si sono rivelati trattamenti anche su animali.
Come opera l'Osteopata e quali strumenti utilizza durante il trattamento?
Gli strumenti fondamentali dell'Osteopatia sono costituiti da un lettino professionale sul quale viene posizionato il paziente e dalle mani dell'osteopata, che è allenato a percepire ogni tipo di variazione dei tessuti corporei ed i lievi movimenti di ogni singola parte del corpo.
Durante un trattamento, che dura in media 45-50 minuti, l'Osteopata inizia sempre col porre alcune domande ai pazienti, segue la lettura dei referti di eventuali esami strumentali (radiografie, risonanza magnetica, esami del sangue eccetera), per iniziare, poi, una valutazione del soggetto in posizione statica e dinamica, seduta e sdraiata.
Al termine di questa procedura, l'osteopata avrà formulato una sua valutazione osteopatica, in base alla quale ipotizzerà l'iter dei trattamenti.
Come riconoscere un buon osteopata?
"Oggi come oggi trovare il giusto terapista è molto più facile di qualche anno fa, ma non è ancora abbastanza. La grande varietà delle terapie esistenti è di per se stessa sconcertante, e in molti Paesi i terapisti naturali non si sono ancora organizzati del tutto. Come trovare, quindi, un terapista di cui fidarsi?"
E' la domanda che Gill Jacobs pone nelle ultime pagine del suo libro "La sindrome da stanchezza cronica" (Collana "La Cura Naturale", Ed. Zelig)
Ecco la risposta, articolata in sei punti, che l'autore fornisce al lettore.
- Siate scettici nei confronti di chiunque vi "garantisca" una cura; nessuno, nemmeno i medici, è in grado di farlo.
- Mettete in discussione ogni tenativo di farvi prenotare tutta una serie di sedute; la vostra risposta a ogni terapia naturale è assolutamente personale.
- Nessun terapista onesto vi chiederà degli anticipi sul trattamento se non per degli esami o delle medicine, ma è un comportamento comunque insolito. Se dovesse esigere un anticipo di qualsiasi genere chiedete a cosa esattamente serve e se la risposta non dovesse garbarvi non dategli nulla.
- Se non vi chiede quali medicine state prendendo, diffidate e cercate di dare delle risposte precise alle domande che vi vengono rivolte. Siate particolarmente diffidenti se vi dovesse chiedere di interrompere o cambiare la cura farmacologica che state seguendo senza prima aver parlato con il vostro medico curante.
- Se scegliete una tecnica di manipolazione o di rilassamento, come il massaggio, l'aromaterapia o l'osteopatia, fate attenzione al tocco del terapista: non deve mai essere insistente o indecente.
- Se il terapista appartiene all'altro sesso avete il diritto di farvi accompagnare da qualcuno che voi stesso avete scelto, e se la cosa viene accolta con un certo fastidio, diffidate.
Il trattamento osteopatico è doloroso? E fino a che punto è risolutivo?
Il trattamento osteopatico non è doloroso. E' risolutivo nei casi in cui le disfunzioni non abbiano origine da patologie cronicizzate che hanno scatenato processi degenerativi irreversibili.
In quest'ultimo caso, il trattamento osteopatico contribuisce ad alleviare il dolore ed aiuta il paziente a convivere con la malattia.
F.A.Q. degli operatori:
In alcuni Paesi esistono Università che rilasciano una laurea in Osteopatia, riconosciuta legalmente in diversi Stati. Si tratta soprattutto di Paesi di origine anglosassone, quali U.S.A., Australia, Inghilterra e Belgio.
In Italia, come in gran parte dei Paesi europei, sebbene esistano diversi Istituti, non godono ancora del riconoscimento istituzionale che è loro dovuto e, a tutt'oggi, esistono progetti di legge in corso d'opera.
L'ostracismo delle lobby dei medici e delle multinazionali dei farmaci sta rendendo l'iter di questi progetti di legge particolarmente difficoltoso.
Gli Istituti italiani di Osteopatia si dividono in due tipologie:
- Istituti a tempo parziale
- Istituti a tempo pieno
Gli Istituti a tempo parziale come CRESO sono riservati a coloro che hanno già conseguito un titolo di studio di indirizzo medico-terapeudico, hanno la durata di sei anni, in ognuno dei quali le lezioni vengono svolte in vari seminari.
Al termine di ogni anno si effettuano gli esami di ammissione al successivo anno.
Per requisiti di ammissione, orari e programma, consultare la sezione relativa alla Scuola di Osteopatia CRESO.
Gli Istituti a tempo pieno sono strutturati come una facoltà universitaria sul modello anglosassone e, quindi, è possibile accedere ad essi dopo aver conseguito il diploma di scuola media superiore (maturità), hanno la durata di cinque anni, durante i quali bisogna superare un numero sufficiente di crediti (esami) per la discussione della tesi finale.
Al conseguimento degli anni di studi, i futuri osteopati dovranno superare l'esame finale di ammissione al ROI, Registro degli Osteopati d'Italia, che attualmente è l'unico organo a cui sono affiliati gli istituti con questi iter formativi.
E' legale esercitare la professione di Osteopata? Lo Stato italiano riconosce questa professione?
Assolutamente sì è la risposta al primo quesito, mentre per il secondo è negativa e spieghiamo meglio: nella stessa Costituzione è garantito il diritto e la libertà di operare, come liberi professionisti o in associazione o addirittura in forma cooperativa.
Di seguito vengono riportati gli articoli di Legge più salienti in tal senso.
dalla COSTITUZIONE DELLA REPUBBLICA ITALIANA:
ART.4: La Repubblica riconosce a tutti il diritto al lavoro e promuove le condizioni che rendano effettivo questo diritto. Ogni cittadino ha il dovere di svolgere, secondo le proprie possibilità e la propria scelta, un'attività o una funzione che concorra al progresso materiale e spirituale della società.
ART.35 -III- RAPPORTI ECONOMICI: La Repubblica tutela il lavoro in tutte le sue forme ed applicazioni...
ART.41: L'iniziativa economica privata è libera. Non può svolgersi in contrasto con l'utilità sociale, o in modo di recare danno alla sicurezza, alla libertà, alla dignità umana...
ART.53: Tutti sono tenuti a concorrere alle spese pubbliche in ragione della loro capacità contributiva...
dal CODICE CIVILE, libro Quinto, del Lavoro:
ART. 2060: il lavoro è tutelato in tutte le sue forme organizzative ed esecutive, intellettuali, tecniche e manuali.
E' quindi assunto fondamentale della Costituzione e del Codice Civile la tutela del lavoro in TUTTE LE SUE FORME, purché non crei danno e contribuisca al concorso delle spese pubbliche e non è necessario un "riconoscimento" ufficiale perché un lavoro, anche se non regolato da norme, possa entrare a far parte delle attività lavorative.
A questo proposito e per avvalorare la tesi riportiamo lo stralcio di un rapporto CNEL (Consiglio Nazionale dell'Economia e Lavoro)
"Affinché si identifichi una professione non è necessario che questa abbia un riconoscimento pubblico, ma quei requisiti che ormai rappresentano il quadro di riferimento internazionale: un sapere dai confini definiti, un sistema di formazione e di controllo della qualità, un corpus di norme etiche, funzioni orientate al cliente.
Queste caratteristiche riguarderebbero sia il professionista sia i soggetti di rappresentanza. Per cui chiede una riforma atta a garantire un percorso formativo adeguatamente strutturato ai propri iscritti, a verificarne la qualità in itinere, a esigere il rispetto di regole di comportamento ed a conferire il titolo professionale corrispondente."
E' solo quando l'Operatore sconfina in un'ambito professionale che abbia i connotati tipici delle professioni sanitarie che, in Italia, il rischio è quello di contravvenire all'articolo 348 cod.penale (esercizio abusivo delle professioni protette, per le quali è richiesta la speciale abilitazione dello Stato.), meglio specificato, per quello che riguarda la professione medica, dalla Cassazione Penale, sez.II, 5385/95:
"In relazione alla professione medica, che si estrinseca nell'individuare e diagnosticare le malattie, nel prescriverne la cura, somministrare i rimedi anche se diversi da quelli ordinariamente praticati, commette il reato d'esercizio abusivo della professione chiunque esprima giudizi diagnostici e consigli e appresti le cure al malato".
Come ci si deve organizzare sotto il profilo amministrativo/fiscale?
L'attività di OSTEOPATA, svolta in maniera professionale ed abituale, trova collocazione da un punto di vista fiscale nell'art. 49 del testo UNICO delle Imposte sui Redditi (DPR 22.12.86 N.917):
"Sono redditi di lavoro autonomo quelli che derivano dall'esercizio di arti e professioni. Per esercizio di arti e professioni si intende l'esercizio per professione abituale, ancorché non esclusiva, di attività di lavoro autonomo.., compreso l'esercizio in forma associata."
Il reddito di lavoro autonomo è quello derivante dall'esercizio di attività lavorative diverse da quelle di impresa o di lavoro dipendente. Elementi caratterizzanti sono quindi l'autonomia, intesa come organizzazione della propria attività con mezzi idonei (beni strumentali, collaboratori) al raggiungimento del risultato.
La determinazione del reddito professionale di lavoro autonomo avviene secondo il primcipio di cassa, in base alla differenza ra i compensi incassati e le spese effettivamente sostenute nell'esercizio della professione.
Regimi contabili
Dall'art. 1. 1997 per tutti i professionisti non rientrati nel nuovo regime forfetario (applicabile ai contribuenti con compensi nell'anno precedente no superiore a euro 10.329,149), è previsto come regime naturale, a prescindere dal volume d'affari conseguito nell'anno precedente, quello della tenuta della contabilità semplificata.
Il regime di contabilità ordinaria è applicabile solo su opzione da effettuare nella dichiarazione IVA dell'anno precedente, oppure nella dichiarazione di inizio attività.
Coloro che rientrano nel regime forfetario determinano il reddito non come differenza tra incassi e pagamenti, ma applicando al volume d'affari la percentuale di 78%.
Dal 2001 è stato introdotto anche un regime sostitutivo per attività marginali o per nuove attività, il reddito determinato, sempre secondo il cosiddetto criterio di cassa, viene assoggettato ad un'imposta sostitutiva dell'IRPEF e delle relative addizionale pari al 15% se trattasi di attività marginale, e del 10% se trattasi di nuova attività.
I compensi del professionista se derivanti da attività effettuata nei confronti non di privati, quindi di altri titolari di partita IVA (ditte, società altri professionisti) sono assoggetati a ritenuta di acconto del 20%.
Il reddito di lavoro autonomo oltre ad essere assoggetato ad IRPEF e ad eventuali addizionali regionali e comunali viene anche assoggettato ad IRAP.
La base imponibile è determinata dalla differenza tra l'ammontare dei compensi percepiti e l'ammontare dei costi sostenuti inerenti l'attività (tra i costi sono esclusi gli interessi passivi e le spese per il personale dipendente salvo apprendisti e contratti di formazione 70%).
Nei confronti dei professionisti che non abbiano optato per il regime di contabilità ordinaria possono essere effettuati accertamenti induttivi nel caso in cui gli elementi dichiarati si dimostrino incompatibili per:
o i periodi d'imposta 1989/1994 coefficienti presuntivi;
o i periodi d'imposta successivi parametri contabili.
Nel 2000 sono stati approvati in via sperimentale anche Studi di settore quali strumenti su cui basare l'accertamento e, per quanto riguarda l'attività di Osteopata, non avendo un codice attività IVA specifico viene inquadrato nel codice 8514D "altre attività paramediche indipendenti". Codice Studio di settore: sk19u.
Gli studi di settore vengono formati sulla base di indicatori costruiti su dati contabili e presentate dai contribuenti, mentre dati extracontabili vengono chiesti ai contribuenti in base ad appositi questionari.
In detti questionari vengono richieste diverse informazioni quali:
o il numero dei dipendenti e di eventuali collaboratori e le giornate da essi lavorate nel corso dell'anno contributivo
o il numero degli ambulatori dove si esercita la professione e se di proprietà o in locazione. Nel secondo caso, l'importo pagato per l'affitto, se si utilizza la propria abitazione anche per l'esercizio dell'attività di docente o per l'attività di relatore a corsi o convegni.
Gli Studi di settore verificano la congruità dei ricavi dichiarati e la coerenza del valore effettivamente riscontrato per i principali indicatori economici rispetto ai valori minimi e massimi tipici del settore di attività del contribuente.
Nel caso in cui il contribuente abbia optato per il regime di contabilità ordinaria vedrà applicato l'accertamento se i ricavi o compensi dichiarati sono inferiori a quelli risultati dagli studi di settore per almeno due periodi di imposta su tre consecutivi.
Per i contribuenti in contabilità semplificata, l'accertamento scatta sin dal primo periodo d'imposta.
Contributi previdenziali
Dal 1996 il professionista "Osteopata" deve iscriversi all'INPS nella gestione separata per i lavoratori autonomi.
Inizialmente l'aliquota contributiva ammontava al 10%.
Dal 2000 è salita al 13% e nel 2002 è arrivata al 14%, aliquota che è destinata ad aumentare fino al 19%.
Il contributo INPS è addebitabile in via definitiva ai committenti nella misura del 4%, fa parte della base imponibile IVA ed è inoltre soggetto alla ritenuta d'acconto IRPEF.

